giovedì 16 aprile 2015

Gelato al cioccolato e fragole

"Mmmm....mamma, ma questo gelato è buonissimo!" esclama Cappuccetto Rosso con il cucchiaino in mano.
"Sei proprio la mamma più brava che conosco, a fare il gelato" aggiunge poi.
"Veramente sei anche l'unica mamma che conosco a fare il gelato" rincara, dopo attenta riflessione.
"Eh già, sono soddisfazioni!" pensa Biancaneve.
Non è mica da tutti vincere una gara in cui sei l'unico partecipante...

martedì 17 marzo 2015

Anche gli Orchi piangono

Biancaneve legge tanti libri. Anche l'Orco legge tanti libri.
Forse per questo, perchè vedono mamma e papà spesso con un libro in mano, anche ai bambini piace leggere e ascoltare storie.
Così, da anni, tutte le sere si legge qualcosa insieme prima di dormire: è un momento che i bambini aspettano con trepidazione, fa parte da sempre del rito della nanna.
Una volta erano storielle brevi, favole, fiabe, a seconda dell'età e delle scelte dei bambini.
Un paio d'anni fa Biancaneve è stata ad una conferenza di una signora che si occupa di letteratura per l'infanzia, ed è rimasta molto colpita dal fatto che la signora dicesse che è molto importante non perdere l'abitudine della lettura ad alta voce anche quando i bambini crescono e imparano a leggere da soli; da quel momento Biancaneve ha pensato che potesse essere bello leggere loro dei libri "veri", condividere  la lettura di un libro bello, magari un classico alla loro portata o qualcosa di divertente ma di qualità.
Il Piccolo Orco e Cappuccetto Rosso ascoltano attentissimi, Pollicina qualche volta perde il filo, o si addormenta, ma la maggior parte delle volte è attentissima come i fratelli maggiori.
Qualche giorno fa Biancaneve ha provato a leggere "Oliver Twist", era un'edizione integrale, quindi un po' difficile, con molte parole ignote, dei costrutti ottocenteschi, molte subordinate.
Decisamente fuori dalla loro portata, tanto che dalla sera dopo ha ripiegato su un'edizione "pediatrica" recuperata in biblioteca.
Comunque, con un po' d'aiuto, i bambini capivano i tratti principali della narrazione: Biancaneve ha letto di quel libro soltanto il primo capitolo, della durata di tre pagine, in cui veniva raccontata la nascita di questo bambino Oliver in un ospizio di mendicità, nascita conclusasi con la morte della giovane madre.
Mannaggia. Proprio nel primo capitolo doveva morire  questa mamma. Biancaneve non se lo ricordava, e una volta accortasene, cercava di edulcorare un po' questo momento tragico portando l'attenzione su alcuni particolari misteriosi che sarebbero poi tornati utili durante il resto del racconto.
Dopo mezza pagina, terminato il capitolo, Biancaneve ha rimboccato le coperte e distribuito baci a tutti.
Salendo sul letto del Piccolo Orco ha sentito dei rumori sospetti: il Piccolo Orco si era nascosto tutto in fondo al piumone. Sollevando il piumone per dare la buonanotte al suo primogenito, Biancaneve ha trovato il Piccolo Orco in lacrime, addirittura singhiozzava da far fatica a respirare.
Era disperato per la morte della mamma di Oliver Twist.
Lui, che spesso si lamenta frignolando per delle scemenze, ma non piange davvero mai, né quando si fa male, né quando è triste o preoccupato, era disperato per la mamma di Oliver Twist.
Inconsolabile. Talmente inconsolabile da inondare il cuscino di lacrime e da doversi alzare per riuscire a pensare ad altro.
Anche a Biancaneve a quel punto veniva da piangere.
Pensando al cuore tenero dietro la scorza durissima del suo Piccolo Orco.

mercoledì 25 febbraio 2015

L'arte del compromesso

Al Castello siamo un po' fissati con l'alimentazione: siamo aspiranti vegetariani, nel senso che mangiamo poca carne, la compriamo meno di una volta al mese (ma capita di mangiarla dai nonni o quando siamo fuori), consumiamo quintali di frutta e verdura, preferibilmente biologica e di stagione, siamo passati anche alla pasta integrale, quasi sempre.
Certo, qualche schifezza passa anche di qua, ma raramente.
A scuola cerchiamo di variare con le merende: frutta, frutta secca e disidratata, piccoli panini con la marmellata o il formaggio, focaccia, torta fatta in casa, pezzetti di cioccolato, barrette di cereali, e, una volta ogni tanto, una merendina.
Il Piccolo Orco, morto di fame com'è, apprezza tutto, tranne forse la frutta fresca, ma ovviamente mangia anche quella senza lamentarsi più di tanto.
Cappuccetto Rosso, invece è una lagna lagnosissima, come a tavola: questo no, quello no, quell'altro nemmeno.
"Mamma, ma perchè tu mi dai sempre delle merende che non mi piacciono?"
"Io ti do un sacco di merende diverse, possibile che non te ne vada bene neanche una?"
"Alcune mi vanno bene"
"Quand'è che non brontoli? Solo quando ti metto nello zaino le merendine"
"No, non è vero!!!!!!" protesta lei. Perchè protestare, brontolare, lagnarsi...a lei piace da matti!
"Sì che è vero. Prova a pensare a quando non ti lamenti della merenda."
"Mmmhhh...quando mi dai la tortina alla carota."
"Sì, quella è una merendina"
"E anche quando mi dai quella brioche a forma di rettangolo"
"Certo, è una merendina anche quella"
"No, quella non è una merendina, è una brioche"
"Una brioche confezionata è esattamente una merendina"
"Invece no, se no non si chiamerebbe brioche ma merendina"
"Oddio, Cappuccetto Rosso! E' un modo simile per indicare la stessa cosa!"
"Tu invece mi dai sempre le cose che non mi piacciono, lo fai apposta per farmi i dispetti. "
"Che cos'altro ti piacerebbe mangiare allora?"
"Ho visto a scuola qualcuno che mangia le patatine"
"Ma figurati se ti posso dare le patatine a scuola! C'è qualcos'altro che ti piacerebbe?"
"Ho visto anche delle bellissime crostatine. Alla marmellata. E anche con tantissimo cioccolato. Oppure delle brioches ripiene con qualche crema buonissima."
"Senti, allora, potremmo fare così: io potrei darti una volta alla settimana una merendina, ma tu dovresti proprio smetterla di brontolare. Che ne dici?"
"Facciamo due volte alla settimana"
"No, due sono troppe. Facciamo tre volte in due settimane. Oppure potremmo fare qualche torta in più a casa e potresti portarla a scuola più spesso"
"Va bene. Però allora mi lasci brontolare un po'"

martedì 10 febbraio 2015

Amicizie

Cappuccetto Rosso è uscita  da scuola saltellando dalla contentezza perchè è stata invitata alla festa di compleanno di un compagno di classe.
"Mamma, saremo in tantissimi alla festa di Tiziano! Però ci saranno tanti maschi e poche femmine"
"Ah sì? come mai?"
"Perchè lui è amico di Alessandro, di Andrea, di Tommaso, di Nicolò, di..."
"E non è amico di nessuna bambina?"
"No. Di nessuna femmina di quelle che conosce". "E neanche di quelle che non conosce"- aggiunge.
Certo, pensa Biancaneve; in effetti sarebbe parecchio difficile essere amico di chi non si conosce!

sabato 7 febbraio 2015

Sono tornata

Sono tornata.
In verità il tornare prevederebbe l'essersi allontanati, e io sono stata quasi sempre qui, nello stesso posto. Che cosa ho fatto in questi mesi di assenza?
Mah. Niente.
Niente di particolare.
Sono stata presa, un po' triste e un po' arrabbiata senza ragioni precise. Sono stata pigra e chiusa in me stessa. Un peccato, uno spreco, perchè ho tante cose belle ma qualche volta me ne dimentico.
Ho fatto una vacanzina di 4 giorni a Madrid con due amiche, abbiamo macinato un sacco di kilometri a piedi, visitato musei, mangiato fuori e chiacchierato come se non ci fosse un domani.
Ho iniziato a fare pilates, il lunedì nel primo pomeriggio, e nonostante sia una sola volta a settimana mi piace e mi fa stare bene.
Sono andata ad un concerto di musica classica la sera del mio compleanno, rischiando di addormentarmi (ma era un regalo per l'Orco e alla fine è stato molto bello).
Sono andata due volte al cinema con l'Orco e altre due volte con tutta la famiglia.
Sono andata a vedere la mostra di Chagall a Milano, per la prima volta nella mia vita ho preso un'audioguida e mi è anche piaciuta. Nella stessa giornata sono poi andata a pranzo e a passeggiare con la mia amica di sempre.
Ho presentato domanda di trasferimento. Qualche giorno fa, desiderando un cambiamento e un viaggio più breve da casa al lavoro.
Ecco.
Sono stata un po' via, ma adesso sono tornata.

giovedì 25 settembre 2014

Un mestiere insolito

"Mamma"- esclama Pollicina in un momento di coccole mattutine sul divano, prima che si alzino tutti gli altri."Che classe c'è dopo la prima?"
"La seconda"
"E dopo la seconda?"
"La terza"
"E poi?"
"Poi ci sono la quarta, la quinta, e dopo ancora le medie, che sono tre, e dopo ancora le superiori, che sono cinque"
"E dopo?"
"Dopo c'è l'Università, se vorrai farla. Dipende un po' da cosa vorrai fare da grande. Tu hai già pensato a cosa vorrai fare da grande?
Lei ci pensa. Chiude gli occhi e lascia trasparire una testolina piena di pensieri.
" Sì mamma. Io vorrei fare la regina"

lunedì 15 settembre 2014

Sempre diversi

Bianceneve si stupisce sempre molto di quanto i suoi figli siano diversi,
Tra qualche ora  Cappuccetto Rosso andrà a scuola per la prima volta.
Il primo di tanti giorni, anni a dire il vero,  e lei è pronta, lo aspetta con trepidazione.
Prima di andare al mare è andata a scegliere il suo zaino ed era così contenta che alla sera Biancaneve l'ha trovata addormentata nel letto con il suo zaino nuovo in spalla; qualche giorno fa ha preparato tutto, ha preso il suo zaino nell'armadio, ci ha messo dentro l'astuccio e tutti i quaderni che servono, il temperino, i regoli, scegliendo accuratamente in quale tasca mettere ogni cosa.
Lei è così.
E Biancaneve si è detta che forse non sarà faticosa come suo fratello, che alla fine della seconda non aveva ancora imparato di che colore fosse la copertina del quaderno di matematica, che non aveva idea delle materie da portare nei vari giorni della settimana, che ogni giorno dimenticava qualcosa a casa e qualcosa a scuola, usciva con lo zaino aperto e con le matite messe sì nell'astuccio, ma non infilate negli elastici perchè non faceva in tempo a metterle al loro posto.
Tra qualche ora anche il Piccolo Orco tornerà a scuola, in terza stavolta, e per il primo anno, trascinato della sorella, ha tentato di prepararsi lo zaino. Alla sua maniera, ma ci ha provato.
Chissà. Chissà come andrà, chissà se si aiuteranno a smussare gli angoli, a rendere più piccole le ditanze, ad andarsi incontro nelle difficoltà.
A diventare grandi.