mercoledì 15 gennaio 2014

Pensieri da Piccolo Orco

Da quando aveva sei mesi circa, il Piccolo Orco di notte dorme come un sasso, a parte eventi febbrili o malattie varie.
Adesso che è diventato un grande lettore, alla sera va a letto, legge  un po', poi quando ha sonno spegne la luce e si addormenta.
Da un paio di settimane invece fa fatica a prendere sonno, si sveglia durante la notte piangendo.
"Cosa succede Piccolo Orco?"
"Ho fatto un brutto sogno. Ho sognato che mi sparavano con una pistola e che morivo"
"Oh mamma che brutto sogno. Per caso vorresti venire nel lettone?"
"Sì"
Il Piccolo Orco ha dormito nel lettone forse cinque volte in sette anni, ma quella notte proprio non era tranquillo, e si è girato e rigirato dalle quattro e mezza fino al mattino senza più riaddormentarsi.
Qualche giorno dopo si è svegliato verso le undici di sera, sempre piangendo.
"Mamma, ho sognato ancora di morire, stavolta stavo annegando in un fiume".
E via con le coccole a profusione finchè non si è riaddormentato, stavolta nel suo letto.
La sera successiva mentre lavava i denti insieme alla mamma, ha affrontato questo discorso:
"Mamma. "
"Dimmi"
"Volevo dirti una cosa. A me questa cosa che tutti devono morire, non va proprio giù. Che il corpo ad un certo punto smette di respirare e diventa polvere, non mi piace neanche un po'. Io voglio restare sempre bambino e voglio che tu rimanga sempre come sei adesso"
A Biancaneve è mancato il respiro.
Perchè lo sa bene che è la natura, che la vita è fatta così e che quello della morte è un passaggio obbligato, ma alla fine, questa cosa non va giù neanche a lei.

giovedì 5 dicembre 2013

Il laboratorio teatrale

Cappuccetto Rosso e Pollicina all'asilo partecipano ad un laboratorio di teatro che si tiene il martedì pomeriggio.
Al laboratorio partecipano bambini delle diverse classi, per cui le due bimbe, abitualmente in due classi diverse, si ritrovano insieme per fare teatro.
A Cappuccetto Rosso piace molto, si diverte, ci sono anche alcune delle sue amichette e poi lei è una che si spende per svolgere delle attività particolari e per la vita comunitaria in generale.
Invece a Pollicina non piace, tanto che la maestra di teatro si è sentita in dovere di avvisare la maestra del pomeriggio che, insomma, Pollicina si oppone con tutte le sue forze allo svolgimento del laboratorio.
La maestra del pomeriggio la conosce fin dall'asilo nido ed era un po' imbarazzata nel riportare all'Orco questa lamentela, di solito Pollicina è una bambina attiva, che partecipa alle attività con entusiasmo e si diverte sempre.
Così, tornando a casa l'Orco ha chiesto alle bambine come fosse andato il laboratorio di teatro.
"Bene!" ha risposto tutta contenta la secondogenita.
Silenzio da parte della piccola.
"E tu Pollicina cosa ne pensi? Ti piace fare teatro?"
"No proprio! Non mi piace neanche un po'! Mi stufo"
"Ah. E cosa fai mentre gli altri giocano con la maestra?"
"Niente. Sto ferma seduta per terra e non mi muovo neanche un pochino. Io e anche Arturobianchi".
( Arturobianchi tutto attaccato, proprio come dice lei).
Alla sera, dopo cena, anche Biancaneve le ha chiesto del teatro, facendo le coccole sedute in corridoio: "Pollicina, mi hanno detto che non ti piace teatro. Davvero, non ti diverti? Non sei brava a teatro?"
"No, mamma, a teatro non sono brava per niente. Però, vuoi sapere una cosa?"
"Certo. Dimmi."
"Io non sono una bambina molto brava, però..."
"Però?"
"Però sono una bambina molto speciale!!!"
Senza dubbio!

mercoledì 27 novembre 2013

I bambini poveri

Biancaneve è onnivora, con un debole per i primi piatti, i vegetali e i dolci; non è mai stata qualcuno da convincere a mangiare, perché è nata morta di fame e probabilmente sarà sempre così.
Da piccola, però, aveva una marcata avversione per tre cose: il passato di verdura, il pancotto (una orrenda zuppa fatta appunto di pane ammollato nel brodo e cotto) e la bistecca.
Quando non voleva mangiare qualcosa i Nonni Principi le dicevano: "Pensa ai bambini poveri del Biafra che non hanno neanche da mangiare!".
Biancaneve ricorda che una volta il Nonno Principe si è alzato da tavola ed è uscito di casa dicendo che sarebbe andato a Damasco perchè era stufo dei capricci dell'unicogenita (solo adesso Biancaneve si rende conto che di nascosto deve essersi fatto delle grasse risate fuori dalla porta).
Chissà perché proprio Damasco, poi.
Insomma, questi bambini poveri erano qualcosa di indefinito, qualcuno che sarebbe stato stranamente -agli occhi della piccola Biancaneve- contento di mangiare il pancotto.
In qualche occasione anche alla Biancaneve adulta, come ai Nonni Principi,  viene la tentazione di parlare ai suoi figli dei bambini che davvero non hanno da mangiare, ma poi lascia perdere ritenendola una cosa così lontana da loro da non riuscire neanche ad immaginarla.
Come poi se mangiare i fagiolini al Castello potesse in qualche modo migliorare il BMI dei bambini africani.
L'altroieri Biancaneve e Cappuccetto Rosso sono andate a comprare il pane, e dal panettiere erano esposti degli ombrellini di cioccolato di cui Cappuccetto Rosso è molto golosa, così Biancaneve gliene ha preso uno.
A pochi metri dal panettiere l'ombrellino era già stato divorato e bisognava buttare la carta e l'anima di plastica del dolcetto nel cestino.
C'era un normale cestino della spazzatura di fianco ad un contenitore giallo, di quelli per la raccolta degli indumenti usati da ridistribuire o riutilizzare: Cappuccetto Rosso ovviamente voleva buttare il tutto nel contenitore giallo per poter toccacciare il meccanismo che permette ai sacchi di essere inseriti correttamente nel contenitore, mentre Biancaneve cercava di convincerla che quello che le serviva era il banale cestino della spazzatura.
"Dai, Cappuccetto Rosso, lascia perdere! Questo è il contenitore che serve per dare i vestitini che sono diventati piccoli ai bambini poveri che ne hanno bisogno!"
Cappuccetto Rosso si è fermata guardando attonita Biancaneve: "Mamma, vuoi dire che lì dentro ci sono i bambini poveri? Davvero?"

mercoledì 20 novembre 2013

Un sabato sereno

La scorsa settimana pioveva nei dintorni del Castello, quindi i bambini sono stati in casa più spesso del solito, poche passeggiate, poco parco e tutto il resto.
Sabato mattina finalmente il sole, ma Biancaneve e l'Orco erano proprio pigri e non avevano voglia di imbarcarsi in avventure all'esterno, considerato il fango onnipresente, così hanno optato per una serena mattinata in casa.
Serena.
Certo, sarebbe stata serena se non ci fossero state tre belve assatanate che litigavano e piangevano per qualsiasi cosa purché di scarsa importanza, tipo "stai usando il mio lego" "tu invece hai toccato quel libro che è solo mio", piuttosto che "spostati, quello è il mio posto".
I Nonni Orchi avevano invitato tutti a pranzo, per fortuna, così non c'era da cucinare in quel caos mattutino, ma anche a casa dei Nonni Orchi ci sono state urla beluine, inseguimenti, cadute, anche risate, ma di quelle che alla fine sconfinano nel pianto di qualcuno.
Così alle due e mezza Biancaneve e l'Orco hanno deciso di sfidare il fango e di fare una bella passeggiata alle porte del paese, sotto la collina, su una bella strada poco trafficata che porta ad un santuario.
Tralasciando le lamentele del Piccolo Orco che si sarebbe fatto tagliare una gamba piuttosto che uscire, all'inizio è andato tutto bene (in verità il primo tratto di strada è stato fatto in auto perchè altrimenti la passeggiata sarebbe stata troppo lunga, circa una decina di km).
Purtroppo la strada poco trafficata è poco trafficata sempre, ma evidentemente non al sabato pomeriggio. I bambini si fermavano a guardare gli uccelli, le bacche, le foglie gialle e rosse sugli alberi, tutto quello che offre la natura in un pomeriggio autunnale soleggiato, insomma, rischiando di essere travolti ad ogni piè sospinto.
Ad un certo punto Pollicina è caduta nelle foglie secche perdendo una scarpa, Biancaneve ha sollevato la bambina per rimettergliela, l'Orco ha raccolto la scarpa e con suo grande orrore si è reso conto che era sporca di cacca di cane, che ha generosamente cosparso le mani dell'Orco stesso.
Ve lo immaginate l'Orco con le mani sporche di odorosissima cacca di cane?
E' uno spettacolo vietato ai minori, improperi e insulti verso tutto il mondo animale...
Lungo la strada poi ci sono state baruffe perchè tutti raccoglievano rami da terra, ma nessuno era soddisfatto del suo mentre diventava matto per quello di uno dei fratelli.
"E' mio!"
"No, è mio! Mi è caduto e tu subito ne hai approfittato!"
Eccetera.
Pollicina non aveva fatto il suo consueto pisolino pomeridiano, di cui ha ancora parecchio bisogno, così ad una certa ora è diventata intrattabile, si piantava ululando in mezzo alla strada e non andava più né avanti né indietro.
Il Piccolo Orco ha fatto il diavolo a quattro perchè voleva fermarsi in una pasticceria a mangiare la cioccolata, ma Biancaneve e l'Orco, viste le condizioni di Pollicina, cercavano di svicolare proponendo succulente merende casalinghe.
Alla fine, per placare gli animi infervorati, hanno optato per la pasticceria, e cosa ha ordinato il Piccolo Orco? Un succo di frutta.
Pollicina non riusciva a spiegare quale pasticcino volesse, quello al cioccolato o il bignè, così ha pensato bene di spiegarlo a tutti con inusitata violenza, sdraiata per terra in mezzo al negozio, rotolandosi di qua e di là, giusto nel caso qualcuno non l'avesse sentita.
Alla fine la cameriera porta tutto al tavolo: un tè e un pasticcino per Biancaneve e  l'Orco, un succo di frutta e un cannolo per il Piccolo Orco, una cioccolata con biscotti per le bambine; Cappuccetto Rosso era così attratta dalla teiera calda che ha dovuto toccarla per forza, facendo poi un balzo indietro (visto il calore della teiera) e contemporaneamente rovesciando la sua tazza di cioccolata e sporcando, in ordine sparso: il tavolo, i capelli, la felpa, la giaccavento, i pantaloni, le scarpe da ginnastica, il pile della mamma, i jeans della mamma, le scarpe della mamma.
Bilancio della giornata: tante litigate, tante urla, tante lavatrici.



lunedì 21 ottobre 2013

Inglese

I nonni Orchi e i nonni Principi spesso parlano tra loro in dialetto.
Un dialetto lombardo, tutti e quattro i nonni, uno un po' più melodioso e uno molto marcato, di quelli delle valli.
Per di più la nonna Orchessa parla tanto, ma proprio tanto, ed ha un tono di voce bello alto.
Pollicina qualche tempo fa le ha detto: "Nonna, ma perchè parli in inglese?"
Da qualche giorno le è partito questo trip dell'inglese, e stamattina si è piazzata sul letto di Biancaneve dicendo:
"Mamma, come si dice notte in inglese?"
"Si dice night"
"No, non si dice nait, si dice not. La nonna, che parla benissimo inglese, dice not"
"..."
"E come si dice diluvio?"
"Credo che si dica skyfall"
"Scaifol? Ma no, mamma!"
"E come si dice?"
"Si dice diluv"
Praticamente, per parlare inglese, basta togliere due lettere alle parole italiane.
Un po' come per parlare spagnolo basta aggiungere una esse alla fine.
Biancaneve non lo sapeva...

venerdì 4 ottobre 2013

La filastrocca, la frittata e il gormito

Il Piccolo Orco aveva una breve filastrocca da imparare a memoria. Brevissima, davvero.
Tutti in famiglia l'hanno imparata per farla memorizzare a lui, che proprio non ci voleva mettere un po' di impegno.
"Dai, Piccolo Orco, guarda che ti stiamo aiutando tutti! Devi ripeterla un po' di volte, se no non potrai certo ricordartela"
"L'ho già imparata questa filastrocca. E tra l'altro non mi piace neanche un po'. Ecco." risponde lui piccato.
Alla fine l'ha imparata, e la mattina dopo la maestra Chiara l'ha fatta ripetere a tutta la classe.
Alle quattro Biancaneve è andata a prendere il Piccolo Orco all'uscita da scuola:
"Ciao! Come è andata oggi?"
"Tutto bene" risponde lui con un grugnito.
Biancaneve tace.
A casa, dopo qualche ora, sul divano, gli chiede com'è andata con la filastrocca.
"Mmm...così così"
"Ah. Come mai?"
"Non me ne ricordavo una parte"
"Ma come, non te ne ricordavi una parte???? Vedi che bisogna esercitarsi per imparare le cose?"
"Ormai la frittata è fatta" risponde lui.
"Cosa ti ha detto la maestra Chiara?"
"Mi ha detto che sono stato un po' scarso..."
"Ho capito. Senti un po': per avere un gormito nuovo o le carte dei Pokemon
 ogni tanto, le frittate non vanno proprio bene. Ci vogliono delle belle uova sode, tagliate a metà e guarnite con la maionese. Chiaro?"
"Sì mamma"
"Allora la prossima volta bisognerà impegnarsi un po' di più. Vieni qua che ti dò un bacio."

giovedì 5 settembre 2013

Una tortura cinese

Quest'estate gli abitanti del Castello sono stati fortunati, sono riusciti a passare due settimane al mare e poi, in agosto, due settimane in montagna, nella vecchia casetta dei Nonni Principi; al mare sono stati all'inizio di luglio, quando ancora c'era bisogno di riposare dalla scuola, dal lavoro e da tutta la routine quotidiana, per cui la vacanza è stata proprio del tipo relax-non mi muovo se proprio non sono costretto.
Tornati dal mare i bambini grandi hanno frequentato un centro estivo in piscina, e tornavano a casa talmente cotti alle cinque e mezza, che era impossibile organizzare qualcosa di serio.
Per cui, nel bagaglio della montagna, tra felpe, calzoncini, carte da gioco e peluches per la nanna c'erano anche i compiti del Piccolo Orco.
Ovvero, una bomba a mano pronta a scagliarsi su tutta la famiglia.
Sì, perché il Piccolo Orco ne ha fatto una questione di stato, una tragedia, un dramma.
Dopo circa un mese e mezzo dalla fine della scuola, non sapeva più tenere in mano la matita, figuriamoci fare le sottrazioni o scrivere in corsivo!
Allora, ogni giorno, con una pazienza certosina, subito dopo pranzo Biancaneve o l'Orco raccattavano il libro delle vacanze e il figlio maggiore, si sedevano al tavolo e cercavano di fare qualche pagina, all'inizio con enorme fatica.
Lui, il piccolo screanzato, proprio non voleva saperne, e tentava in tutti i modi di svicolare.
"Mi fa male la testa, non trovo la matita, il gomito mi fa contatto con il ginocchio" eccetera.
Alla fine si è rassegnato, ma ha continuato fino all'ultimo a opporre resistenza, e a trovare qualche difficoltà.

Esempio: per completare una frase, doveva scrivere "sciarpa".
Impugna la matita come se fosse un piccone e scrive. "Scarpa"
"No, Piccolo Orco, manca la i"
Allora lui corregge e scrive "sicarpa".
"Hai scritto sicarpa. Credo tu abbia sbagliato qualcosa. Senti bene come si pronuncia: s-c-i-a-r-p-a"
Scrive. "Siarpa".
"Eh, ma allora proprio non ci siamo!"
"No, non ci siamo perché io proprio non vorrei esserci, qua a fare i compiti"

Secondo esempio: ripasso dei mesi e dei giorni della settimana.
"Lunedì, martedì, mercoledì..." -elenca la mamma- "te li ricordi?"
"Sì"
"Qual è il primo giorno della settimana?"
"Dicembre" risponde lui candidamente.
"Non ce la posso fare" pensa Biancaneve, decidendo, che, dopotutto, i giorni della settimana non sono così importanti.